lunedì 12 agosto 2013

GAY SUICIDA A ROMA,IL DRAMMA SUL PC: "ECCO PERCHE' MI UCCIDO"


L'ultima foto postata da Roberto (nel tondo) su Facebook


Con un post-it attaccato allo schermo del computer il tragico addio ai: «Papà, apri la pen-drive, lì capirai il motivo del mio gesto. Addio, vi voglio bene». Poi in piena notte, è salito dal terzo al quinto piano, e si è buttato giù dalla terrazza condominiale. A 14 anni, un liceale della Torraccia, quartiere alberato a un passo da San Basilio, ha scelto di farla finita. Si chiamava Roberto ed era l'unico figlio di due impiegati ministeriali. In un agosto torrido, con il quartiere semivuoto, è stato trovato sul marciapiede casualmente, almeno un quarto d'ora dopo la tragedia. Erano le tre di notte tra mercoledì e giovedì scorsi. Un passante, sotto choc, ha chiesto aiuto, ha chiamato i soccorsi, ma non c'era nulla da fare. E allora sul ragazzino è stato steso un lenzuolo bianco. Mentre gli agenti di polizia, che avevano il compito terribile di cercare la famiglia, hanno citofonato a tutti gli appartamenti.

LA LETTERA
Su quella morte la procura di Roma, ieri, ha aperto un fascicolo. Nella lettera di tre pagine lasciata nella pen drive, e sul cui contenuto viene mantenuto il massimo riserbo, il quattordicenne avrebbe rivelato di essere gay e di avere paura di non essere accettato, ma anche le sue insicurezze. Compito del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e del pm Simona Marrazza sarà quindi quello di accertare se l'adolescente sia stato vittima di cyberbullismo o di pressioni da parte degli amici della comitiva o dei compagni di scuola. Se ci fosse qualche riscontro, si procederebbe all'ipotesi di istigazione al suicidio. «Bulli di merda», ha scritto sul profilo Facebook della vittima un'amica, appena saputo della tragedia. «Il mondo è ingiusto», ha commentato un altro amico. Ma sono parole che possono fornire indizi o si tratta solo di sfoghi di adolescenti che non riescono a darsi una spiegazione per la tragedia?

L'AUTOPSIA
Oggi sarà eseguita l'autopsia, mentre i funerali non sono ancora stati fissati. Il medico legale verificherà anche l'ipotesi che il giovane si sia ferito alle braccia con una lama prima di scavalcare il muretto e gettarsi nel vuoto. I motivi del gesto potrebbero essere spiegati agli inquirenti dai genitori, una coppia schiva e riservata, che non aveva mai stretto amicizie nel condominio di via Aldo Sandulli. In particolare il padre, un ingegnere impiegato presso i Monopoli di Stato e sindacalista, considerato dai vicini poco socievole ma molto premuroso verso l'unico figlio. Sembra che i genitori non avessero alcun sentore del dramma. Roberto, infatti, viene ricordato come un ragazzo sensibile e silenzioso, ma non isolato dai compagni. Fino a qualche settimana fa postava su facebook foto con gli amici e nulla lasciava intuirne la profonda inquietudine. Ora il suo computer e il profilo del social network verranno presto analizzati dalla polizia postale per capire le origini della tragedia, amesso che sia possibile spiegarle.

IL PRECEDENTE DEL CAVOUR
La notte del suicidio sul posto sono arrivati il vicequestore Adriano Lauro, dirigente del commissariato San Basilio, il pm di turno Simona Marrazza. C’erano dei ragazzi che si erano attardati al «Max Bar», a un centinaio di metri, e alcuni condomini del palazzo svegliati dalle sirene della polizia. L'inchiesta si profila in salita. A piazzale Clodio è ancora aperta quella di Andrea il quindicenne del liceo Cavour che nello scorso novembre si è tolto la vita impiccandosi. In un profilo facebook lo avevano chiamato «il ragazzo dai pantaloni rosa». Ma a lui piacevano le ragazzine. Non ci sono indagati. 

Fonte; IlMessaggero.it
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