A un mese dalla visita del papa, le cose non sono migliorate, anzi: nuovi sbarchi, affollamento oltre ogni limite, migranti che vivono in qualche modo tra la spazzatura e i topi
Il primo nodo irrisolto è il centro per i migranti, a capienza ridotta e in condizioni disastrose. E' un incubo a cielo aperto. I migranti che non trovano spazio nelle brandine del centro, si accampano nei cortili polverosi della struttura in materassi di gommapiuma accatastati uno sopra all'altro. Sacchi di spazzatura, polvere e lamiere sono l'arredo di centinaia di uomini e donne che per tetto hanno soltanto un sottile velo di pvc celeste, agganciato ai rami degli alberi. Topi e insetti la fanno da padrone.
Lampedusa ospita in media un migliaio di migranti ogni giorno, ma i posti disponibili sono solo 250: 50 sono destinati a donne e minori, 200 per gli adulti. Dopo la rivolta del 2011, con la distruzione di due palazzine e la perdita secca di 500 posti, non è stato mosso un solo foglio di carta dal governo nazionale, che ancora oggi promette interventi diluiti nel tempo. Promesse che rischiano di trasformare Lampedusa in una bomba sociale.
L'ultima promessa è arrivata con la visita del Ministro delle
Infrastrutture Maurizio Lupi, sbarcato a Lampedusa
ai primi d'agosto: a settembre, ha spiegato il ministro, si
scriverà la gara d'appalto per la sistemazione dei complessi
distrutti. Se tutto va bene, la funzionalità del centro arriverà
l'estate prossima. Così - in attesa delle nuove ondate migratorie
previste per la fine del Ramadan - si naviga rapidamente verso il
collasso. Per evitare nuove tensioni, in una situazione oltre il
limite dell'indecenza, l'unica risposta è stata il laissez faire.
Il centro di accoglienza lampedusano, dalle porte sbarrate e
controllato a vista da militari è "aperto". Le reti di recinzioni
non esistono più. I migranti escono ed entrano a piacimento dai
buchi nelle reti. Si incontrano, di giorno e di notte, per le
strade di Lampedusa e nelle spiagge in cerca di ristoro. Liberi, ma
non del tutto. Senza documenti e senza protezione sociale e
sanitaria, camminano per Lampedusa in gruppetti da cinque o sei
persone. Alcuni si fermano di fronte agli sportelli bancari del
centro per chiedere a turisti e isolani di cambiare dollari con
euro. Loro, sans papier, non possono.
I trasferimenti dall'isola avvengono col contagocce e non bastano a far scendere il numero di migranti presenti. Per arrivare sulla terraferma spesso si utilizza il traghetto che collega Lampedusa a Porto Empedocle, una carretta del mare che impiega più di sette ore per arrivare sulla terraferma. I migranti arrivano al porto sui pullman blu dell'associazione che gestisce il centro. Al molo sono gli ultimi a salire per "motivi di sicurezza": aspettano quasi un'ora dentro il bus, sotto il sole. Poi, sono accompagnati a bordo da polizia e carabinieri. Un sacchetto di plastica con del cibo e una bottiglia d'acqua è la scorta di sopravvivenza per l'ennesima odissea da affrontare. Al loro fianco ci sono sempre le associazioni no profit.
Per i minori, sull'isola è presente una delegazione di Save the Children. Il gruppo di volontari è guidato da Viviano Valastro, che coordina alcuni centri del mezzogiorno d'Italia. "I minori sono quelli che rischiano di più - racconta Viviana - e alle spalle hanno delle storie da incubo. Chi ha fortuna è arrivato a Lampedusa dal centro Africa, dall'Eritrea e dalla Somalia dopo quattro mesi di viaggio. Per arrivare in Europa, c'è da attraversare il deserto, sfidare i gruppi nomadi e poi confrontarsi con le polizie di Libia o Tunisia. Non tutti ce la fanno. Ogni tappa ha un costo e chi non paga rischia di diventare uno schiavo. Alcuni ragazzi sbarcati a Lampedusa, hanno raccontato che loro compagni di viaggio sarebbero finiti nella rete dei trafficanti d'organi umani". Carne da macello. Le leggi, poi, sembrano fatte apposta per complicare i viaggi della speranza. Soprattutto per i minori. La novità del 2013 è l'obbligo di fotosegnalazione. "Molti si sono opposti - continua Valastro - perché hanno paura di restare in Italia, mentre il loro obiettivo è raggiungere i parenti in nord e centro Europa". Per provare a cambiare le regole, Save the children ha scritto un disegno di legge che rafforza i diritti per i minori e punta alla creazione di un sistema di monitoraggio sul territorio nazionale.
I trasferimenti dall'isola avvengono col contagocce e non bastano a far scendere il numero di migranti presenti. Per arrivare sulla terraferma spesso si utilizza il traghetto che collega Lampedusa a Porto Empedocle, una carretta del mare che impiega più di sette ore per arrivare sulla terraferma. I migranti arrivano al porto sui pullman blu dell'associazione che gestisce il centro. Al molo sono gli ultimi a salire per "motivi di sicurezza": aspettano quasi un'ora dentro il bus, sotto il sole. Poi, sono accompagnati a bordo da polizia e carabinieri. Un sacchetto di plastica con del cibo e una bottiglia d'acqua è la scorta di sopravvivenza per l'ennesima odissea da affrontare. Al loro fianco ci sono sempre le associazioni no profit.
Per i minori, sull'isola è presente una delegazione di Save the Children. Il gruppo di volontari è guidato da Viviano Valastro, che coordina alcuni centri del mezzogiorno d'Italia. "I minori sono quelli che rischiano di più - racconta Viviana - e alle spalle hanno delle storie da incubo. Chi ha fortuna è arrivato a Lampedusa dal centro Africa, dall'Eritrea e dalla Somalia dopo quattro mesi di viaggio. Per arrivare in Europa, c'è da attraversare il deserto, sfidare i gruppi nomadi e poi confrontarsi con le polizie di Libia o Tunisia. Non tutti ce la fanno. Ogni tappa ha un costo e chi non paga rischia di diventare uno schiavo. Alcuni ragazzi sbarcati a Lampedusa, hanno raccontato che loro compagni di viaggio sarebbero finiti nella rete dei trafficanti d'organi umani". Carne da macello. Le leggi, poi, sembrano fatte apposta per complicare i viaggi della speranza. Soprattutto per i minori. La novità del 2013 è l'obbligo di fotosegnalazione. "Molti si sono opposti - continua Valastro - perché hanno paura di restare in Italia, mentre il loro obiettivo è raggiungere i parenti in nord e centro Europa". Per provare a cambiare le regole, Save the children ha scritto un disegno di legge che rafforza i diritti per i minori e punta alla creazione di un sistema di monitoraggio sul territorio nazionale.
Fonte;L'Espresso.it
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