domenica 11 agosto 2013

LAMPEDUSA INFERNO CONTINUO

A un mese dalla visita del papa, le cose non sono migliorate, anzi: nuovi sbarchi, affollamento oltre ogni limite, migranti che vivono in qualche modo tra la spazzatura e i topi


Lampedusa è una "città aperta". A un mese dalla visita di Papa Francesco, nell'opinione pubblica è cambiata la percezione del fenomeno migratorio. Siamo più "vicini", ma problemi e criticità, nell'isola che da vent'anni è porta d'ingresso in Europa, non sono per nulla mutati. Il Pontefice ha chiesto al mondo intero di avere "il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore". Ma sono condizioni che l'Italia non è in grado di offrire.

Il primo nodo irrisolto è il centro per i migranti, a capienza ridotta e in condizioni disastrose. E' un incubo a cielo aperto. I migranti che non trovano spazio nelle brandine del centro, si accampano nei cortili polverosi della struttura in materassi di gommapiuma accatastati uno sopra all'altro. Sacchi di spazzatura, polvere e lamiere sono l'arredo di centinaia di uomini e donne che per tetto hanno soltanto un sottile velo di pvc celeste, agganciato ai rami degli alberi. Topi e insetti la fanno da padrone.

Lampedusa ospita in media un migliaio di migranti ogni giorno, ma i posti disponibili sono solo 250: 50 sono destinati a donne e minori, 200 per gli adulti. Dopo la rivolta del 2011, con la distruzione di due palazzine e la perdita secca di 500 posti, non è stato mosso un solo foglio di carta dal governo nazionale, che ancora oggi promette interventi diluiti nel tempo. Promesse che rischiano di trasformare Lampedusa in una bomba sociale.

Papa Francesco in visita a Lampedusa Papa Francesco in visita a Lampedusa
 
L'ultima promessa è arrivata con la visita del Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, sbarcato a Lampedusa ai primi d'agosto: a settembre, ha spiegato il ministro, si scriverà la gara d'appalto per la sistemazione dei complessi distrutti. Se tutto va bene, la funzionalità del centro arriverà l'estate prossima. Così - in attesa delle nuove ondate migratorie previste per la fine del Ramadan - si naviga rapidamente verso il collasso. Per evitare nuove tensioni, in una situazione oltre il limite dell'indecenza, l'unica risposta è stata il laissez faire. Il centro di accoglienza lampedusano, dalle porte sbarrate e controllato a vista da militari è "aperto". Le reti di recinzioni non esistono più. I migranti escono ed entrano a piacimento dai buchi nelle reti. Si incontrano, di giorno e di notte, per le strade di Lampedusa e nelle spiagge in cerca di ristoro. Liberi, ma non del tutto. Senza documenti e senza protezione sociale e sanitaria, camminano per Lampedusa in gruppetti da cinque o sei persone. Alcuni si fermano di fronte agli sportelli bancari del centro per chiedere a turisti e isolani di cambiare dollari con euro. Loro, sans papier, non possono.

I trasferimenti dall'isola avvengono col contagocce e non bastano a far scendere il numero di migranti presenti. Per arrivare sulla terraferma spesso si utilizza il traghetto che collega Lampedusa a Porto Empedocle, una carretta del mare che impiega più di sette ore per arrivare sulla terraferma. I migranti arrivano al porto sui pullman blu dell'associazione che gestisce il centro. Al molo sono gli ultimi a salire per "motivi di sicurezza": aspettano quasi un'ora dentro il bus, sotto il sole. Poi, sono accompagnati a bordo da polizia e carabinieri. Un sacchetto di plastica con del cibo e una bottiglia d'acqua è la scorta di sopravvivenza per l'ennesima odissea da affrontare. Al loro fianco ci sono sempre le associazioni no profit.

Per i minori, sull'isola è presente una delegazione di Save the Children. Il gruppo di volontari è guidato da Viviano Valastro, che coordina alcuni centri del mezzogiorno d'Italia. "I minori sono quelli che rischiano di più - racconta Viviana - e alle spalle hanno delle storie da incubo. Chi ha fortuna è arrivato a Lampedusa dal centro Africa, dall'Eritrea e dalla Somalia dopo quattro mesi di viaggio. Per arrivare in Europa, c'è da attraversare il deserto, sfidare i gruppi nomadi e poi confrontarsi con le polizie di Libia o Tunisia. Non tutti ce la fanno. Ogni tappa ha un costo e chi non paga rischia di diventare uno schiavo. Alcuni ragazzi sbarcati a Lampedusa, hanno raccontato che loro compagni di viaggio sarebbero finiti nella rete dei trafficanti d'organi umani". Carne da macello. Le leggi, poi, sembrano fatte apposta per complicare i viaggi della speranza. Soprattutto per i minori. La novità del 2013 è l'obbligo di fotosegnalazione. "Molti si sono opposti - continua Valastro - perché hanno paura di restare in Italia, mentre il loro obiettivo è raggiungere i parenti in nord e centro Europa". Per provare a cambiare le regole, Save the children ha scritto un disegno di legge che rafforza i diritti per i minori e punta alla creazione di un sistema di monitoraggio sul territorio nazionale.
 
 Fonte;L'Espresso.it
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