Amanda Knox segue l'udienza dagli Usa in video conferenza. Raffaele Sollecito è in aula: «Chi ce l'ha con me pensava non venissi». Corte in camera di consiglio, sentenza dopo le 17
Entra in aula, schivando i giornalisti Raffaele Sollecito, solo una frase: «Chi ce l'ha con me pensava che non venissi». É il giorno della sentenza - attesa nel tardo pomeriggio - del processo d'appello bis per la morte di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia la notte fra il primo e il 2 novembre del 2007. Sarà la quarta sentenza in sette anni.
IN CAMERA DI CONSIGLIO - Alle 10.15, dopo le repliche della difesa di Amanda, la corte d'assise di appello di Firenze si è ritirata in camera di consiglio per la sentenza. Il presidente della corte, Alessandro Nencini, ha annunciato che la sentenza non ci sarà prima delle 17. «Adesso vado via, ma tornerò dopo», assicura Raffaele Sollecito uscendo dall'aula. Sollecito ha stretto la mano a Patrick Lumumba, il musicista coinvolto nell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher dalle dichiarazione di Amanda Knox ma poi risultato estraneo al delitto e quindi prosciolto. Tra Sollecito e Lumumba c'è stato anche uno scambio di sorrisi.
RAFFAELE IN AULA - Sollecito è arrivato in aula accompagnato dal padre e da altri familiari. Cappotto blu, maglioncino viola con appesi sulla scollatura gli occhiali da sole, il giovane ha detto: «Chi ce l'ha con me pensava che non venissi». Sollecito è insieme al padre Francesco. «Venire qua stamani è una scelta di coraggio e di rispetto nei confronti della Corte - ha commentato Francesco Sollecito - e di fiducia nella giustizia». Poi Raffaele si è subito seduto sui banchi riservati alla sua difesa rimanendo a parlare con i parenti. Accanto a lui uno dei difensori, l'avvocato Luca Mauri, e i legali di Knox, gli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova. Sollecito ha seguito con attenzione gli interventi previsti. Non ha mostrato particolare emozione anche se il padre Francesco ha ribadito come in questo momento sia molto preoccupato.
AMANDA A SEATTLE - Amanda Knox, tornata negli Usa dopo l'assoluzione di secondo grado a Perugia, è invece a Seattle dove attende la sentenza insieme con la madre. La giovane americana «è agitatissima». Lo ha fatto capire a uno dei suoi difensori, l'avvocato Luciano Ghirga, che mercoledì sera l'ha sentita al telefono. Knox è a Seattle, la sua città, dove aspetterà la decisione dei giudici in compagnia della madre. Sentenza che seguirà attraverso i siti internet e al telefono con i suoi difensori. L'ora di Seattle è nove ore indietro rispetto a quella italiana. A Firenze la sentenza è attesa non prima delle 17 e quindi dopo le 8 di mattina in base all'ora americana.
LE REPLICHE DELLA DIFESA DI AMANDA - «La consapevolezza dell'innocenza di Amanda oggi è granitica e ci permette di affrontare con serenità l'accusa». Lo ha detto uno dei difensori di Amanda Knox, l'avvocato Carlo Dalla Vedova, nella replica al processo per l'omicidio di Meredith Kercher. Per Dalla Vedova, quella sera Rudy Guede entrò in casa dalla finestra, per rubare. L'abitazione era vuota e lui andò in bagno. A quel punto entrò Meredith. «Rudy era ubriaco - ha concluso Dalla Vedova - A quel punto si innesta un cocktail di eccitazione e aggressione». «Non è possibile - ha continuato l'avvocato citando alcune perizie - condannare una persona perchè è probabile» che sia colpevole. «Insieme sono stati assolti e insieme, Amanda e Raffaele dovranno essere assolti». Tuona l'avvocato Ghirga, difensore di Amanda Knox, replicando prima che i giudici entrino in camera di consiglio. «Eravamo convinti che la giustizia avesse fatto il suo corso ma ci siamo dovuti ricredere perché la Cassazione ci ha portato con i piedi per terra. Voi avete la possibilità di fare giustizia: c'è il ragionevole dubbio che Amanda fosse sul luogo del delitto e per questo va assolta».
LA RICHIESTA DEL PG - Il sostituto procuratore generale Alessandro Crini ha chiesto per i due ex fidanzatini una misura cautelare, nel caso in cui vengano condannati. Per Raffaele potrebbe essere un divieto di espatrio. Ma anche l'arresto. Probabilmente, con la sua presenza, Sollecito spera di convincere i giudici che lui non ha intenzione di fuggire. «Gli ho chiesto di accompagnarmi e quindi saremo in aula», ha spiegato il padre, Francesco. L'eventuale misura cautelare per Sollecito scatterebbe subito: col ritiro del passaporto, se si tratterà del divieto di espatrio, o con la richiesta di raggiungere casa entro un certo arco di tempo se fossero i domiciliari, fino all'accompagnamento in un penitenziario, se si trattasse di arresto in carcere. Per Amanda l'esecuzione sarebbe più complessa e tira in ballo i trattati fra America e Italia. Nell'attesa, si è chiusa nella sua casa di Seattle. È tesa, «è consapevole della delicatezza del momento», dice uno dei suoi difensori, l'avvocato Luciano Ghirga. Insieme al collega Carlo dalla Vedova, Ghirga oggi aprirà l'udienza con le ultime repliche. I due legali ribadiranno la loro richiesta di assoluzione e si opporranno, in caso di condanna, alla misura cautelare.
LA STORIA GIUDIZIARIA - In primo grado, a Perugia, Amanda venne condannata a 26 anni e Raffaele a 25. In Appello vennero assolti. La Cassazione ha poi annullato quella seconda sentenza ordinando un nuovo appello, quello in corso a Firenze. «La strada per una nuova assoluzione è stretta», hanno più volte commentando i difensori. Il Pg toscano ha chiesto condanne a 30 per la Knox (compresi i tre già definitivi per la calunnia a Patrick Lumumba) e a 26 per Raffaele. Il magistrato di Firenze ha «scartato» il movente del gioco erotico finito male prospettato dall'accusa a Perugia. Secondo la sua ricostruzione, la causa dell'omicidio sono vecchi attriti fra Amanda e Meredith per la pulizia della casa, che quella sera esplosero quando Amanda e Raffaele presero le difese di Rudy Guede (già condannato in via definitiva a 16 anni) che, ospite, era andato in bagno lasciandolo sporco.
Fonte;Corriere.it
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