Interrogati per una rapina, i tre avrebbero ammesso anche il furto nella chiesetta di San Pietro alla Ienca e indicato dove avevano sotterrato il crocifisso e la teca. Ma sul brano della tonaca intriso del sangue del pontefice hanno fornito una versione che preoccupa gli investigatori
Gli investigatori sono dunque alla ricerca della reliquia vera e propria, il pezzetto della tonaca che Wojtyla indossava quando fu ferito nell'attentato del 13 maggio 1981 in piazza San Pietro e che fu intriso dal sangue del Papa. Il brano di stoffa era custodito nella piccola teca in ferro rubata nella notte tra sabato e domenica dalla chiesetta di montagna dedicata a Wojtyla. Le indagini della squadra mobile dell'Aquila sono condotte dal dirigente Maurilio Grasso.
I fermati sono tre giovani tra i 18 e i 20 anni che hanno confessato il furto. Sono stati loro a indicare dove si trovava la refurtiva, nell'ex ospedale psichiatrico di Santa Maria di Collemaggio. Ma sull'ampolla contenente il pezzettino di stoffa col sangue del Beato Giovanni Paolo II hanno dato una versione che da un lato non convince gli investigatori e dall'altro preoccupa. I tre avrebbero detto infatti di aver pensato che non aveva alcun valore e di averla gettata tra i cespugli. Hanno invece ritrovare la teca e il crocifisso, seppelliti in poca terra nei pressi del Sert. Sul posto, al momento, stanno lavorando anche gli agenti della scientifica.
Due dei tre giovani erano stati fermati perché ritenuti i responsabili di una rapina compiuta qualche giorno fa al terminal bus di Collemaggio. In quell'occasione avevano aggredito il cassiere della biglietteria colpendolo con un pugno al volto. E' stato nel corso dell'interrogatorio, poi, che entrambi hanno confessato il furto della reliquia. Il terzo giovane è stato fermato successivamente. Sul posto, intanto, sono giunti il pm David Mancini, il parroco del santuario, Josè Obama e il presidente dell'associazione San Pietro della Ienca, Pasquale Corriere, visibilmente commosso.
"C'è l'involucro che conteneva la reliquia - ha detto Pasquale Corriere - . "Se Wojtyla ha perdonato il suo aggressore perché non dovrebbe perdonare anche questi ragazzi?". Il pm David Mancini, presenti carabinieri e polizia, sta di nuovo interrogando i due rei confessi.
Fonte;Repubblica.it
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