sabato 12 ottobre 2013

E' MORTO IL BOIA DELLE FOSSE ARDEATINE


Erich Priebke è morto nella sua casa di Roma: aveva da poco compiuto 100 anni. Responsabile della morte di 335 persone, l'ex ufficiale nazista non si era mai pentito









È morto il boia delle Fosse Ardeatine
A 100 anni è morto a Roma Erich Priebke, il capitano delle Ss condannato all'ergastolo per l'eccidio delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944, in cui morirono 335 persone. Il massacro fu compiuto dalle truppe di occupazione naziste per rappresaglia nei confronti dei Gap (gruppi di azione patriottica) che avevano attaccato le truppe tedesche in via Rasella.

Responsabile insieme a capitano Karl Hass del rastrellamento dei 335 martiri delle Fosse Ardeatine e della loro uccisione, con un colpo alla nuca, all'interno delle Fosse stesse, Priebke era riuscito a fuggire dall'Italia in Argentina dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Per anni l'ufficiale nazista visse a San Carlos de Bariloche, un paesino ai piedi delle Ande, sfuggendo così al Processo di Norimberga. Fu rintracciato solo nel 1994, quando un membro del 'Centro Simon Wiesenthal' lo riconobbe e ne segnalò la presenza alle autorita' argentine, che lo credevano morto da tempo.

Nel 1995 Priebke fu estradato in Italia e accusato di aver partecipato all'organizzazione dell'eccidio. Processato, fu dichiarato colpevole di omicidio plurimo dal Tribunale militare di Roma: tuttavia non fu condannato a causa della prescrizione del reato e per la concessione delle attenuanti.

Successivamente la Corte di Cassazione annullò quella sentenza, rendendo cosi' obbligatorie nuove udienze per Priebke. Nel marzo del 1998, la Corte d'Appello lo condannò all'ergastolo, insieme all'altro ex ufficiale delle SS Karl Haas. La sentenza, seppur confermata nel novembre dello stesso anno dalla Corte di Cassazione, venne commutata in arresti domiciliari a causa dell'età avanzata dell'imputato.

«La sua spinta criminosa è frutto della certezza di essere nel giusto. E di quella fede ha riempito la sua vita fino ad oggi» aveva detto il suo avvocato, Paolo Giachini, in occasione del centesimo compleanno, quest'estate, accennando al «testamento politico e umano»  che Priebke avrebbe lasciato: una lunga intervista.

In questa intervista - testamento, i cui contenuti sono stati diffusi in occasione della morte, Priebke dimostra di non aver maturato fino all'ultimo alcun pentimento per i suoi crimini, e anzi  ribadisce il valore dell' 'onore' per giustificare gli atti compiuti. Inoltre, nega anche l'esistenza delle camere a gas nei campi di sterminio nazisti.

Fonte;L'Espresso.it
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