Temperature record e impianti di condizionamento che non funzionano: succede nei reparti di pediatria e ostetricia di molti centri del sud. E il ricovero per i bambini si trasforma in una vera tortura. Una situazione che a causa dei bilanci in rosso della sanità è destinata a peggiorare
«A luglio e agosto finisce sempre così» spiega all'Espresso sua madre, Angela Marra. «Sono ormai quattro estati che vivo questo disagio: la situazione la conosco bene». La sua denuncia l'ha affidata a Facebook: «I nostri figli vivono in un forno con chemioterapie attaccate per ore. Non si capisce se si piange più per il caldo asfissiante o per le terapie massacranti» ha scritto due giorni fa. «Non ce la facevo più a vedere mia figlia, gli altri bambini del reparto e le mamme in quelle condizioni. Basta!».
Così, ha bussato alla porta dal responsabile del presidio: «Mi son ritrovata in una bella stanza rinfrescata dal condizionatore: le ho posto il dramma, è scesa dalle nuvole. Quasi non mi credeva. Allora, l'ho invitata a passare un bel quarto d'ora con noi nell'inferno».
Su dieci stanze del reparto, che ospitano altrettanti baby-pazienti, solo in una l'impianto regge al caldo record di questi giorni: «Mi sento quasi in colpa per le altre bambine» dice Barbara, mentre stringe la mano della sua piccola. In un'altra, la mamma di Maria, 5 anni pure lei, racconta del giorno in cui qualcuno l'ha richiamata perché la bimba aveva i capelli inzuppati: «Pensavano le avessi fatto lo shampoo». «Fino alla mia denuncia» spiega Angela «l'unica risposta era la presenza di un tecnico tutti i giorni, senza che, tuttavia, il problema fosse risolto. Ora speriamo che qualcosa si muova».
Lo stesso film drammatico è andato in scena nel reparto di pediatria dell'ospedale Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta. Ultimo piano, esposto al sole più caldo dell'estate: condizionatori rotti. Al San Giovanni Bosco di Napoli, invece, è toccato ai bambini in grembo: temperature off-limits nel reparto di Ostetricia e Ginecologia.
Scene da girone dantesco in una regione con la sanità in perenne collasso, non solo per le alte temperature. Il vero fronte caldo è quello dei conti delle aziende sanitarie locali. L'ultimo colpo, in ordine di tempo, è arrivato da una sentenza delle Corte Costituzionale grazie alle quale, ora, i creditori possono direttamente pignorare i fondi della sanità.
Le banche non si sono fatte attendere e hanno prosciugato le martoriate casse delle aziende sanitarie campane. Stipendi a rischio, proteste, assistenza sanitaria in bilico. A luglio le competenze al personale sanitario e parasanitario sono state pagate grazie a un anticipo di cassa. Le stesse banche che avevano messo le mani in tasca delle ASL all'indomani della sentenza della Consulta, hanno elargito un obolo che porterà un aggravio di costi di ulteriori quattro milioni di euro. Per buona pace di Karol e le sue sfortunate amichette.
Fonte;L'Espresso.it
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