giovedì 8 agosto 2013

"CONTRASTO DURO E FORTE AL FEMMINICIDIO" IL GOVERNO VARA LA STRETTA SULLA SICUREZZA


Fuori casa i mariti violenti e stop
al cyberbullismo. Contro i no-Tav sono previste pene più severe
Pene aumentate e aggravanti in casi particolari di violenza (se assiste un minore di 18 anni o se la donna è in gravidanza); denuncia che diventa irrevocabile una volta presentata; vittime di violenza continuamente informate sull’andamento del processo a carico dell’aggressore; assunzioni in via protetta di testimonianze; arresto obbligatorio in flagranza per maltrattamenti contro familiari e stalking; patrocinio gratuito per le vittime di violenza, a prescindere dal reddito; permesso di soggiorno per motivi umanitari agli stranieri che subiscono violenze in Italia; pene più severe per il “cyber bullismo”. Sono alcune delle misure previste dal decreto legge varato oggi dal Consiglio dei Ministri, che prevede una stretta contro le violenze sulle donne, dallo stalking ai femminicidi. «Ci siamo accorti che spesso violenze e stalking non erano fine a sè stessi, ma finalizzati poi a un reato più grave: per questo crediamo di avere realizzato un ottimo risultato, che i cittadini, le donne e i minori che hanno subito queste violenze capiranno bene», ha esordito il ministro dell’Interno Angelino Alfano, illustrando alla stampa il provvedimento.

Alfano ha snocciolato i 12 articoli del decreto legge: «Viene aumentata la pena di un terzo se alla violenza assiste un minore di 18 anni. E’ aumentata la pena se la donna vittima di violenza è in gravidanza, con un’aggravante per lo stalking e non solo per aggressioni o violenze. Una volta che è stata presentata la denuncia la querela diventa irrevocabile». «Abbiamo voluto ricordare - ha continuato - che c’è una vicenda delicatissima delle molestie, che può riguardare un sistema di relazione definito come “cyber bullismo’” lo abbiamo punito severamente, una scelta molto importante». «Viene data alle forze di polizia, su mandato della magistratura, l’autorizzazione di buttare fuori da casa con urgenza il coniuge molesto che compie violenze. È un’azione preventiva. Siamo poi intervenuti su un altro aspetto di vulnerabilità: spesso la vittima non sapeva più che fine aveva fatto il processo a carico dell’autore della violenza nei suoi confronti. Ora invece la vittima di violenza sarà sempre continuamente informata sul processo a carico e saprà se c’è stata una scarcerazione o il fine pena».

Il decreto legge, ha proseguito Alfano, prevede anche «l’assunzione in via protetta di testimonianze, da esempio c’è un minorenne o un maggiorenne in stato di vulnerabilità, per proteggere queste persone. È previsto l’arresto obbligatorio in flagranza per maltrattamento contro familiari e stalking e questa fattispecie di violenza viene inserita tra quelle per cui c’è una corsia preferenziale». «E’ previsto il gratuito patrocinio per le vittime di violenza, a prescindere dal reddito, a carico dello Stato che così decide di schierarsi senza se e senza ma dalla parte di queste vittime. Inoltre da oggi di dà la possibilità a chi sente o sa di una violenza in corso di telefonare alle forze di polizia non anonimamente, ma dando nome e cognome: a mantenere anonimato e protezione ci pensa lo Stato. Si può quindi intervenire su denunce fatte da terzi soggetti, magari il vicino di casa che ha sentito delle urla».

Per contrastare le «numerose violenze domestiche subite da cittadini stranieri in Italia - ha spiegato ancora il ministro - abbiamo fatto una scelta netta, forte e chiara: daremo il permesso di soggiorno per motivi umanitari agli stranieri che subiscono violenze in Italia. E’ un giusto riconoscimento». Infine, ha concluso Alfano, «monitoreremo con un osservatorio della polizia l’andamento di queste vicende per dare precise comunicazioni anche al Parlamento su come evolve questo fenomeno». Il governo ha deciso anche una stretta per chi entra abusivamente nei cantieri Tav. Gli ingressi abusivi ai cantieri di Chiomonte e nella stazione di Susa da oggi «saranno puniti con la sanzione più rigorosa» prevista «per le intrusioni in luoghi di interesse strategico».

Ecco i tre punti chiave del decreto anticipati oggi da La Stampa

Femminicidio
«Il susseguirsi di eventi di gravissima efferatezza in danno di donne e il conseguente allarme sociale che ne è derivato - dice il testo del decreto nella sua premessa - rendono necessari interventi urgenti volti a inasprire, per finalità dissuasive, il trattamento punitivo degli autori di tali fatti, introducendo, in determinati casi, misure di prevenzione finalizzate alla anticipata tutela delle donne e di ogni vittima di violenza domestica». L’articolo 1 del decreto si occupa di violenza sulle donne, anche all’interno del nucleo familiare, introducendo delle aggravanti a quanto già previsto dall’articolo 572 del codice penale. Intanto si stabilisce che violenza può essere fisica, sessuale, psicologica o determinata da altre deprivazioni essenziali. Inoltre viene sanzionata anche quella commessa con mezzi «informatici e telematici», quindi si fa riferimento allo stalking. È prevista una aggravante se viene commessa su donna incinta o in presenza di minori. Questo tipo di reato può essere perseguito anche in assenza di querela, per cui basta una segnalazione anche da parte di vicini o conoscenti. Il violento può essere allontanato da casa e gli si può perfino sospendere la patente. Le norme a tutela della donna sono estese anche alle donne straniere anche se prive di permesso di soggiorno che, a quel punto, otterrebbero. Ogni anno - dice l’articolo 4 - il ministero dell’Interno elabora una analisi criminologica delle violenze di genere.

Pene più severe per chi rapina anziani
L’ultima parte del decreto riguarda le norme a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, ed è stato subito ribattezzato come «il capitolo No Tav» perché fa riferimento esplicito anche a questo fenomeno di protesta. L’articolo 9 - quello con cui il capitolo si apre - in realtà proroga al 30 giugno 2016 le norme riguardanti l’arresto in flagranza durante le manifestazioni sportive. Il successivo invece - numero 10 - parla dei no tav e ha una intestazione vagamente minacciosa: «Norme in materia di concorso delle Forze armate nel controllo del territorio e per la realizzazione del corridoio Torino-Lione, nonché in materia di istituti di pena militari». L’articolo 11 parla del contrasto al fenomeno dei furti in danno di infrastrutture energetiche e di comunicazione: di nuovo si proteggono le linee ferroviarie ma anche i grandi impianti (per esempio dalla sottrazione di rame?). L’articolo successivo introduce degli inasprimenti di pena per chi commetta rapine a danno di anziani (ultra 65 enni) o a chi lo faccia in presenza di minori. Va considerato che tutto il decreto muove dall’allarme lanciato dal rapporto annuale del ministero dell’Interno sui reati nel 2012. , che assommavano a oltre 2,8 milioni, un numero enorme che vuol dire un reato ogni 10 secondi. Il dato, peraltro, era cresciuto rispetto allo scorso anno dell’1,3, percentuale in sé bassa ma che tradotta in numero assoluti voleva dire 36 mila reati in più, cioè 100 al giorno.

Le attività dell’Expo controllate dall’Antimafia
«Le attività di controllo dei tentativi di infiltrazione mafiosa nel settore degli appalti e dei finanziamenti pubblici - dice ancora la premessa al decreto - comportano la necessità e l’urgenza di un loro immediato rafforzamento, in vista, soprattutto, di eventi di carattere internazionale, quale l’Expo 2015». È la solita questione che sempre spaventa il ministero dell’Interno: quando ci sono soldi e appalti forte è il rischio di infiltrazioni malavitose nel circuito economico connesso con l’evento. Si prende spunto, quindi, dall’Expo 2015 per introdurre ulteriori misure di cautela. Fatte salve tutte le norme già attive per garantire trasparenza, il decreto stabilisce che tutto il controllo delle attività relative all’Expo sia monitorato dalla Direzione investigativa antimafia. La norma è per Milano ma si estende al resto del territorio. A questo proposito viene accelerato il Pon, il Piano operativo nazionale per la sicurezza e lo sviluppo, che tende a tutelare la trasparenza delle attività economiche specialmente al Sud. A questo riguardo l’articolo 8 del decreto prevede forme di cooperazione territoriale e di sicurezza integrata per tra i vari organi dello Stato, una sorta di piano integrato in cui tutti soggetti - amministrativi e di polizia - realizzano un piano comune per garantire sicurezza e trasparenza nelle attività economiche, ottimizzando l’utilizzo di tutti i mezzi e riducendo le sovrapposizioni 

Fonte;LaStampa.it
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