Nel suo intervento alla Camera il presidente del Consiglio sposa la linea del nuovo segretario del Pd. E dichiara di voler accelerare proprio sui punti cari al sindaco di Firenze: legge elettorale, finanziamento ai partiti e riforme
C’è molto di Matteo Renzi nel “nuovo inizio” annunciata dal premier Enrico Letta
alla Camera dei deputati. Il sindaco di Firenze non è presente ma è di
fatto il convitato di pietra che aleggia in Parlamento durante tutto il
discorso del presidente del Consiglio. E se Renzi ha annunciato
l’intenzione di un patto di governo sul modello tedesco, fatti di tempi e
impegni precisi, ecco che Letta sembra sposare la linea, annunciando
“una articolazione più collegiale tra i nuovi gruppi parlamentari della
maggioranza”. Per il premier ci sono infatti le condizioni per un
accordo e “le sollecitazioni espresse dai nuovi leader del Partito
democratico e di Nuovo centrodestra” sono “componibili” perché ora “la
coalizione è diversa, è più unita”. Sarà davvero così? Per il momento
quel che è certo è che l’agenda dell’esecutivo sterza significativamente
su alcuni dei punti indicati finora dall'ex rottamatore. Fino alla
plastica evidenza di Marianna Madia, nominata responsabile del Lavoro nella nuova segreteria Pd, che prende la parola al posto del capogruppo Roberto Speranza.
LEGGE ELETTORALE - È questo il tema su cui Renzi ha battuto di più finora. Letta non entra nello specifico ma riconosce che “l’obiettivo è un meccanismo maggioritario” per “evitare l’eccesso di frazionamento”, che “condannerebbe all'ingovernabilità” e impedirebbe “una democrazia dell'alternanza”. Finora così a fondo non era mai andato, visto che a maggio (un mese dopo il suo insediamento) aveva perfino fatto bocciare al Pd la mozione del renziano Giachetti per il ripristino del Mattarellum.
FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI - Si tratta di un altro tema caro ai renziani, che non a caso hanno presentato alla Camera un apposito disegno di legge con Dario Nardella, per anni braccio destro a Palazzo Vecchio del sindaco fiorentino. Anche questo è un punto che era presente nell’agenda del governo ma di fatto è stato dimenticato. Lo ha riconosciuto lo stesso Letta, che ha affermato che “troppo tempo è passato” dalle proposte dell’esecutivo. Il fatto che adesso venga manifestata l’intenzione di “completare definitivamente”, addirittura “entro l’anno” e “con tutti gli strumenti a disposizione” la questione è il segno di un’accelerazione assoluta e non casuale.
RIFORME E LAVORO - Nella sua tappa romana al teatro Olimpico, lo scorso 3 dicembre Matteo Renzi aveva affermato i primi tre impegni che avrebbe preso per il 2014, qualora fosse stato eletto segretario: Europa, riforme e lavoro. Questi ultimi due sono entrati direttamente nel discorso di Letta. Non si tratta di un “plagio”, ovviamente, ma è sintomatico di una profonda consonanza di temi. Proprio come nella volontà, manifestata da Letta, di privilegiare il lavoratore piuttosto che il posto di lavoro, che tante critiche ha attirato a Renzi dalla sinistra.
LA STOCCATA A GRILLO. Non è mancata, nell’intervento di Letta, una stoccata a Beppe Grillo e al suo incitamento ai poliziotti a rovesciare “il regime”: “Le istituzioni esigono rispetto, a maggior ragione in un tempo così amaro, nel quale sempre più spesso si tenta di immiserire quest’Aula con parole e azioni illegittime. Sono parole e azioni figlie di una cultura politica che mette all’indice i giornalisti, avalla la violenza, arriva a incitare all’insubordinazione le forze dell'ordine, che invece io qui voglio ringraziare davanti a voi e al Paese, per la fedeltà indiscutibile ai valori repubblicani che dimostrano ogni giorno”. Quanto a Berlusconi, nemmeno una parola. Anzi una: “Nella vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi non sono entrato in questi mesi e non entro oggi”. Ormai appartiene al passato. Dopo le primarie ancora di più.
LEGGE ELETTORALE - È questo il tema su cui Renzi ha battuto di più finora. Letta non entra nello specifico ma riconosce che “l’obiettivo è un meccanismo maggioritario” per “evitare l’eccesso di frazionamento”, che “condannerebbe all'ingovernabilità” e impedirebbe “una democrazia dell'alternanza”. Finora così a fondo non era mai andato, visto che a maggio (un mese dopo il suo insediamento) aveva perfino fatto bocciare al Pd la mozione del renziano Giachetti per il ripristino del Mattarellum.
FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI - Si tratta di un altro tema caro ai renziani, che non a caso hanno presentato alla Camera un apposito disegno di legge con Dario Nardella, per anni braccio destro a Palazzo Vecchio del sindaco fiorentino. Anche questo è un punto che era presente nell’agenda del governo ma di fatto è stato dimenticato. Lo ha riconosciuto lo stesso Letta, che ha affermato che “troppo tempo è passato” dalle proposte dell’esecutivo. Il fatto che adesso venga manifestata l’intenzione di “completare definitivamente”, addirittura “entro l’anno” e “con tutti gli strumenti a disposizione” la questione è il segno di un’accelerazione assoluta e non casuale.
RIFORME E LAVORO - Nella sua tappa romana al teatro Olimpico, lo scorso 3 dicembre Matteo Renzi aveva affermato i primi tre impegni che avrebbe preso per il 2014, qualora fosse stato eletto segretario: Europa, riforme e lavoro. Questi ultimi due sono entrati direttamente nel discorso di Letta. Non si tratta di un “plagio”, ovviamente, ma è sintomatico di una profonda consonanza di temi. Proprio come nella volontà, manifestata da Letta, di privilegiare il lavoratore piuttosto che il posto di lavoro, che tante critiche ha attirato a Renzi dalla sinistra.
LA STOCCATA A GRILLO. Non è mancata, nell’intervento di Letta, una stoccata a Beppe Grillo e al suo incitamento ai poliziotti a rovesciare “il regime”: “Le istituzioni esigono rispetto, a maggior ragione in un tempo così amaro, nel quale sempre più spesso si tenta di immiserire quest’Aula con parole e azioni illegittime. Sono parole e azioni figlie di una cultura politica che mette all’indice i giornalisti, avalla la violenza, arriva a incitare all’insubordinazione le forze dell'ordine, che invece io qui voglio ringraziare davanti a voi e al Paese, per la fedeltà indiscutibile ai valori repubblicani che dimostrano ogni giorno”. Quanto a Berlusconi, nemmeno una parola. Anzi una: “Nella vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi non sono entrato in questi mesi e non entro oggi”. Ormai appartiene al passato. Dopo le primarie ancora di più.
Fonte;L'Espresso.it
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