venerdì 4 ottobre 2013

LAMPEDUSA,IL RACCONTO DI UN ISOLANO:"COSI ABBIAMO SALVATO 50 PERSONE"


Carmine la conosce «questa tratta voluta di carne umana» per cui stanotte sono morte centinaia di persone. L'altra notte, per caso, era a pescare con gli amici. E se li è trovati davanti, «i corpi». «Non puoi far altro che salvarli»











Lampedusa, il racconto di un isolano 
Così abbiamo salvato 50 persone

Carmine di mestiere fa l'ottico. A Lampedusa. La notte del 2 ottobre è uscito a pescare con degli amici: «C'era bonaccia», racconta. «Pensavamo di fare un bagno all'alba. Poi un'oretta di pesca al traino. E di tornare a lavorare». Invece no. Invece è accaduto «tutto questo»: il barcone rovesciato, i 500 migranti alla deriva, i morti, i soccorsi. «Sull'isola oggi si sente questo lutto, come se fosse capitato a casa», dice lui, che in mare ne ha salvati 47. Caricati uno per uno in barca. «Ero lì in rada con altri sette amici. Abbiamo mangiato qualcosa e ci siamo assopiti: di solito non si dorme perché andiamo proprio per far mattina, per aspettare l'alba. Serve a smaltire il lavoro dell'estate, a ricaricare le energie». «A un certo punto, saranno state le sei meno un quarto, le sei, abbiamo iniziato a sentire uno strano vociare. Pensavamo fossero uccelli, gabbiani. Ne abbiamo discusso. Alla fine ci siamo resi conti che erano urla. Siamo andati un po' al largo e c'era quella situazione. Drammatica».

«Albeggiava», continua, «e scorgevamo delle cose sull'acqua. Sembravano uccelli, all'inizio. Ma erano esseri umani, che si avvicinavano alla riva. Ed erano in tanti, tantissimi. Nel raggio di 4/500metri, in gruppetti di tre o quattro, altri isolati».  «Abbiamo cominciato a prendere tutti quelli che potevamo e a metterli in barca. Un mio amico ha chiamato la capitaneria di porto: sono arrivati dopo mezz'ora credo, non proprio velocemente. E così ci siamo ritrovati in 60 su un barchino di nove metri, con a bordo tutti questi ragazzi dai 13 ai 20 anni. Nudi. Un disastro, un disastro proprio. E siamo riusciti a prendere una sola donna con noi».

«Barconi, noi, non ne abbiamo avvistati. C'erano solo queste persone, a un miglio dalla riva, che cercavano di avvicinarsi».

«Io sto qui da 23 anni a Lampedusa, ero qui quando hanno incendiato il centro d'accoglienza, ne abbiamo visti di sbarchi, ma  di fare un soccorso così non mi era mai capitato». Di trovarsi di fronte esseri umani ridotti in quelle condizioni, mai: «Loro non chiedevano niente. Ma appena li toccavamo, appena si sentivano aggrappati, iniziavano a piangere. Vedevi questi occhi, questi volti impauriti, li prendevi. Erano nudi, completamente, senza niente. Con il corpo bloccato: non riuscivano nemmeno a piegare le gambe tanto erano irrigidite».

«Noi ci siamo tolti gli indumenti, abbiamo preso tutto quello che avevamo in barca: lenzuola, ciò che stava sul lettino, parei, ma ovviamente non era sufficiente, non eravamo attrezzati. Io sono arrivato a terra praticamente nudo, perché ho dato quello che potevo a qualcuno che stava male. Tutto qua. E loro piangevano. Non chiedevano niente, e piangevano. Soprattutto i ragazzini. Erano piccoli, ma è difficile stabilire l'età di qualcuno che ha passato una notte in mare».

«Qualcuno parlava inglese, o una specie di arabo, non lo so, ma sono riusciti a spiegarci che cosa era accaduto. Dicevano che erano quasi 500 e che stavano su una barca, che non si è capito se si è incendiata perché avevano acceso dei fuochi per farsi notare o se s'è ribaltata. Insomma sono caduti in acqua tutti quanti, compresi i bambini e le donne, e le donne non si sono praticamente ritrovate. Però noi abbiamo visto soltanto persone che si avvicinavano e avevano bisogno d'aiuto».

Non sono stati gli unici a dare una mano: «Quando li abbiamo soccorsi eravamo da soli. Poi abbiamo notato un peschereccio alla nostra destra e abbiamo comunicato con loro via radio: hanno caricato a bordo 20 persone, tra cui tre morti. Se hai davanti qualcuno che sta per annegare non puoi fare altro che tirarlo su. Poi certo, ho visto gommoni andare dritto, e c'erano altre barche che non si sono fermate».

E adesso? «Tu stai lì, fai l'unica cosa che puoi fare: dai soccorso. Poi tutti i media arrivano, intervistano, ma io penso che certe cose non dovrebbero proprio accadere, e basta. Sappiamo bene come stanno le cose sull'Isola, la conosciamo questa tratta voluta di carne umana. E ora arrivano i politici un'altra volta, diranno le solite parole, e magari fra 15 giorni avremo lo stesso problema, tutto qua».
Fonte;L'Espresso.it
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