TROPPI OSTACOLI PER CHI STUDIA
Disoccupazione record tra i laureati, cervelli in
fuga, precarietà diffusa: cronaca dell'incontro dall'Università La
Sapienza con Pif, Giuliano Cazzola. Bruno Manfellotto e Gianfrancesco
Turano. Con il fuori programma della contestazione degli studenti al
rettore Frati
E' intorno a questo tema che si è sviluppato l'incontro dei Dialoghi dell'Espresso a La Sapienza di Roma, penultima tappa del nostro viaggio negli atenei di tutta Italia, con ospiti del mondo della politica, del sindacato e dello spettacolo.
Dopo il saluto del rettore Luigi Frati, che ha segnalato come in Italia il diritto allo studio sia stato quasi cancellato nonostante gli sforzi delle singole Università, il direttore Bruno Manfellotto ha introdotto il dibattito: "Negli ultimi 10 anni trentamila imprese hanno lasciato l'Italia. E' una situazione molto difficile, come se un motore si fosse inceppato. E in questa situazione chi studia incontra sempre maggiori difficoltà".
Il giornalista di inchiesta Gianfrancesco Turano, moderatore dell'incontro, ha lanciato gli interventi degli ospiti partendo da alcuni dati. "Il titolo originale di questo incontro era "laureati senza lavoro, ma era un po' brutale. Eppure un po' da spaventarci c'è. Citando l'ex presidente dell'Istat e oggi ministro del lavoro Giannini, Il mercato dei laureati è come un qualunque settore dell'import-export. Noi esportiamo laureati ma non ne importiamo e ogni laureato costa allo stato 120mila euro per essere formato. Perché non "importiamo" i laureati? Intanto per il livello di ingresso salariale troppo basso rispetto ad altri paesi e per le forme di precariato esistenti che non sono state migliorate dall'ultima legge Fornero".
Pietro Lucisano, delegato al placement per La Sapienza, ha illustrato i dati forniti dal sistema Soul, con l'Università mette in contatto studenti e aziende. "Oltre l'80% dei contratti sono atipici, con poche differenze tra lauree di primo e secondo livello. E' scomparso il diritto alle ferie e abbiamo registrato come in tre anni in media gli studenti hanno quattro contratti diversi, ma in un caso abbiamo visto 54 contratti. Che professionalità si può creare così? Il lungo precariato non favorisce l'acquisizione di nuove competenze".
Giuliano Cazzola, ex sindacalista, economista e deputato del Pdl nella scorsa legislatura, ha difeso l'operato del passato governo, additando le colpe della situazione lavorativa al sistema universitario e scolastico, oltre che alla crisi. "Abbiamo dei difetti di sistema: i nostri giovani si laureano dopo i colleghi di altri paesi. E questo non perché studiano poco, ma perché i programmi portano a laurearsi a 28-29 anni e la riforma delle lauree brevi non è stata risolutiva. La situazione è molto grave, ma il principale responsabile è la crisi economica; all'interno di questa abbiamo fatto meno di altri paesi. Un altro problema è che domanda e offerta non si incontrano. Abbiamo un apparato produttivo che produce posti di lavoro non qualificati, come dimostra il numero di immigrati che lavorano in costante aumento".
Posizione in parte contestata dall'intervento di Michele Raitano, docente di politica economica, che con l'ausilio di numerosi dati ha smentito alcuni luoghi comuni che circolano sul mondo del lavoro italiano. "Non si può dare la colpa alle università, visto che gli studenti italiani quando vanno all'estero si dimostrano sempre meglio preparati di altri. I dati che parlano di un'occupazione costante, anche precaria, devono poi essere filtrati: l'accumulazione di contributi nei primi anni di accesso del mondo del lavoro conferma l'esistenza di enormi vuoti. Serve anche sfatare anche il mito della rigidità contrattuale italiana: il 30% di chi ha un contratto 'stabile' ha provato negli ultimi 5 anni episodi di cassintegrazione e disoccupazione".
Di diverso tipo è stato invece il contributo di Pif volto televisivo noto per la partecipazione alle Iene e per il programma il Testimone. Il conduttore, al secolo Pierfrancesco Diliberto, ha spiegato il perché della sua scelta di abbandonare gli studi per seguire la passione per il mondo dello spettacolo. "Ho trovato il mio spazio ed era quello che volevo. Quando a Londra lavavo pentole, ricordo persone che a 60 anni andavano nei job center per cambiare lavoro. Un giorno, avevo 24 anni, mia zia mi propose di lavorare per un'agenzia di assicurazioni a Frosinone. Io dissi di no perché in Italia una volta che fai un lavoro cambiare è impensabile. Preferivo fare il cameraman dei matrimoni, ma rimanere all'interno del settore che volevo seguire".
Finiti gli interventi degli ospiti, tra cui non c'è stato Maurizio Landini per una convocazione urgente da parte del Governo, ha preso la parola un gruppo di studenti. I ragazzi hanno denunciato come l'Università li abbia multati e minacciati di revocare i titoli di studio per errori, definiti "irrisori", nella presentazione del modello Isee, quello che stabilisce l'importo di tasse universitarie da pagare. Accuse a cui il rettore Frati ha ribattuto segnalando la necessità di distinguere gli errori involontari dalla "furbizia" degli evasori totali e negando l'esistenza di una minaccia di pignoramento o di cancellazione dei titoli universitari. L'acceso botta e risposta, con reciproche accuse, è andato avanti per alcune decine di minuti e si è concluso con l'impegno preso dal Rettore di discutere l'importo e la necessità della multa nel prossimo consiglio di amministrazione e, nel frattempo, di sospendere la richiesta di pagamento in attesa di nuovi controlli.
Fonte;L'Espresso.it
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