RIBELLI 5 STELLE,SPUNTA IL PIANO
"C'ERAVAMO TANTO AMATI"
Una decina di deputati e senatori pronta a lasciare il gruppo. Casaleggio nel mirino. venerdì corsi di comunicazione tv
Salvatore Micillo, deputato campano dei 5 Stelle: «Siamo andati male e non ho capito perché»
Chi ci crede, nega il calo. O si dice «entusiasta» dei
risultati o fa ragionamenti non lontani da formule democristiane tipo:
«Abbiamo tenuto». Oppure, ancora, cerca rimedi: andare di più in
televisione (da venerdì gruppi di dieci parlamentari andranno a Milano a
«corsi di comunicazione televisiva»); o stare di più sul territorio,
magari tornando a quella «settimana corta» tanto cara ai parlamentari di
ogni tempo e di ogni partito (ma in questo caso per lavorare, non per
oziare). Ma c'è anche chi ci crede sempre meno. E quelli preparano una
via d'uscita, rumorosa. «Siamo in dieci, pronti ad andarcene», dice un
parlamentare. Questione di tempo. Ma anche di dialettica interna. Se non
si trova una composizione, se non si allenta la stretta del duo Grillo e
Casaleggio, un drappello di 5 Stelle è pronta a formare un gruppo
separato. Fervono le trattative con il Pd. Al Senato lo snodo decisivo è
la nomina del nuovo capogruppo. Il diktat di Vito Crimi, che nega ai
suoi il diritto di parlare di «strategie politiche e alleanze», fa il
paio con la sua volontà di far cadere «le mele marce». E il successore
di Crimi, da scegliere entro il 15 giugno, può confermare la linea dura o
ammorbidirla. Nel primo caso, un piccolo gruppo di senatori è pronto
all'addio. Operazione «C'eravamo tanto amati», la chiama uno di loro.
L
Walter Rizzetto, deputato critico con Grillo: «La sconfitta non è colpa degli elettori»
a delusione la puoi osservare nei volti tesi in Transatlantico.
L'onda lunga subisce per la prima volta un riflusso. Il Movimento si
trova in questa temperie, con una base che scalpita, ironizza o si
infuria. E i «cittadini» che minimizzano o sbottano di nascosto. Su
twitter questa è la battuta più gettonata: «Lodevole iniziativa del
#m5s, che si dimezza i voti del 50%». C'è chi attacca Casaleggio e chi è
impietoso con Grillo: «Hai buttato 9 milioni di voti relegando questo
branco di 163 incapaci all'opposizione». E chi chiede: «Avete finito di
contare gli scontrini?».
Si cerca una via d'uscita. E necessariamente le soluzioni
frantumano certezze poco flessibili rispetto alla realtà: il dogma del
«tutti in Parlamento sempre» viene messo in discussione, tra gli altri,
da Serenella Fucksia e Bartolomeo Pepe. Un senatore la chiama «settimana
corta»: «Se siamo andati male è perché ci siamo dimenticati del
territorio. Perdiamo troppo tempo a Roma in assemblee inutili. Il lunedì
e il venerdì è meglio stare a casa, con i nostri elettori». Parole che
stridono un po' con quelle di Carla Ruocco, pasionaria in bianco. Che se
la prende, giustamente, con i troppi assenti: la diaria è legata al
voto e non alla presenza. Ma la settimana corta è già realtà per molti 5
Stelle. Soltanto che non basta. Il campano Salvatore Micillo non si
capacita dei risultati: «Sono preoccupato. Certo, è comunque un inizio.
Ma in molti posti siamo andati male e non ho capito perché. A Portici,
per esempio, c'erano tutte le condizioni per arrivare al ballottaggio. E
invece niente».
Colpa degli elettori, urla Grillo. Vero, dice Tatiana Basilio,
che nota «un'involuzione dell'umanità» ma non demorde: «Bisogna
proseguire nel cammino degli illuminati, nella ricerca della verità». Si
sentono più al buio Tommaso Currò e Vega Colonnese. Che rilancia
articoli critici di Travaglio e Gomez. Walter Rizzetto, uno di quei
deputati che non soffre sudditanza verso il fondatore, non ci sta: «Non
sono d'accordo con Grillo, non è colpa degli elettori. Dobbiamo
riflettere. L'astensionismo è un dato sconfortante». Matteo Incerti,
Comunicazione del Senato, elenca i ballottaggi dei 5 Stelle: «Pomezia
(Roma), Martellago (Venezia) e Assemini (Cagliari)». Bastano? No di
certo. E allora si prepara lo sbarco in tv, con cautela. Rocco Casalino:
«Abbiamo appena detto no a Lerner, Santoro e Floris». Cosa resta? «Le
ricette di Benedetta Parodi no - scherza -. Vedrete».
Fonte;Corriere.it
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